Lunghi tratti di strada insinuati tra colline. Cielo, campi appena mietuti. Un paese ogni tanto. È la Basilicata, la regione che ogni tanto, per celia, qualcuno dice che non ci sia.

Paesaggi che cambiano, in pochi chilometri. Ci sono i laghetti vulcanici di Monticchio (sul Vulture, il monte dell’Aglianico e delle acque minerali).

E c’è pure un’abbazia, ma non sei sulle Alpi.

Poi, scendi verso un paese -Melfi.
Prima del paese, sulla piana, vedi lo stabilimento della Sata, cioè la Fiat, che dà lavoro a tante persone di qui, e della Campania, e incroci gli autobus che portano gli operai, e ti ricordi che avevi visto, tanto tempo fa, un documentario su questo pendolarismo.

Poi c’è il paese, con il castello di Federico II, con dentro un museo che racconta della storia di questa terra che per qualcuno non c’è, dei fiumi che danno i nomi alle strade statali e che un tempo consentivano ai commerci di risalire dalla costa all’interno.

Prendi per Venosa, e attraversi le strade di questo luglio torrido. Cielo, asfalto, campi mietuti, sole, tanto sole. Silenzio (a meno che non ti sintonizzi su una radio locale, magari ti fa compagnia Gigione).

Arrivi ad un’ora, che se non è sera è sempre calda e un po’ sghemba, a Venosa. Fai poco più di un chilometro, attraversando il centro e imboccando la via per uscire, ed è strada densa di storia: castello, statua del più illustre dei poeti concittadini (non è il solo artista originario di qui); i resti romani e una basilica incompiuta -come tante cose, potresti pensare facilmente.



Poi, certo: Matera. Ci torni tante volte, ogni volta c’è un centimetro nuovo. Stavolta ci arrivi di sera, le pietre rimandano il calore della giornata, tutti quelli che qui passano o vivono sono per strada, a cercare -sperare- che arrivi fresco. Ma intanto volgi gli occhi intorno, e pensi che i sassi -un segno di una misera atavica, ricordi bene come ciò ti fosse chiaro la prima volta che sei passato di qui: hai la tua età, son quasi cinquant’anni fa- ora sono fondamento dell’economia turistica, sfondi per produzioni televisive e cinematografiche.



E vai avanti, un altro giorno scendi ancora, lungo la Basentana. Arrivi in spianate poco sopra il mare, che vedi a un chilometro-due da te; le cose che hai studiato ti fanno immaginare le imbarcazioni dei primi timorosi coloni Greci che cercavano luoghi cosi: buoni approdi, fiumi vicini, terra coltivabile alture da cui scrutare i possibili pericoli. Questi posti si chiamano Policoro e Metaponto, i musei che visiti sono silenziosi. E straordinari, come i pochi resti che vedi, abbastanza per immaginare.

Ci hanno provato, negli anni Settanta, a far diventare luoghi di turismo balneare di massa questi posti, ma non è stata cosa.

Il tempio di Hera a Metaponto ha a che fare con Pitagora, gli storici discutono in quale tumultuosa parte della sua tumultuosa vita egli ci sia stato, e se vi abbia insegnato. Certo è che, di qui, per corsi d’acqua, fino a Ripacandida è arrivato un vaso, che ora sta a Melfi. Un vaso che riproduce la terra, alcuni pianeti, e, a quel che pare, un meteorite.

Davanti al mare, poco sopra il mare, si guardavano gli astri e si congetturavano geometrie celesti e umane (Pitagora e i suoi si davano da fare in politica). E oggetti e idee si muovevano, tra i fiumi che c’erano e oggi sono appena accenni e abitati che ora sono paesi tra colline, con reperti inattesi e indimenticabili. All’incrocio della regione, a Melfi, l’antico e il nuovo s’incontrano, il museo nel castello in cima al paese, a valle le auto di nuova produzione.
A noi, far stare insieme questo e quello.
Note:
- In “Ancora capirò”, l’avverbio di tempo va inteso alla maniera nota ai baresi (e ai pugliesi in generale): non “capirò di nuovo”, ma “continuando così, capirò”. Qui sta la spiegazione in merito di Gianni Ciardo. Naturalmente, per me è un augurio che mi faccio, e non è detto che io arrrivi a capire quello che vorrei.
- Le foto sono state scattate da me, da Benedetta Di Terlizzi e Andrea Di Terlizzi, con una Panasonic Lumix Dmc Fz 45, occasionalmente con i telefonini Oppo.
- Come tutti i viaggi, anche questo ha una colonna sonora. In auto abbiamo ascoltato prevalentemente Radio Norba e Radio Potenza Centrale. La canzone più gettonata è quella che dice che non siamo in una famosa isola delle vacanze spagnola, ed in effetti è così.
4 pensieri riguardo “Ancora capirò (la vacanza di luglio a Sud) Prima parte: Dicono che non ci sia”