(dal capitolo XII)
“I magistrati qualche cosa facevano: come di stabilire il prezzo massimo d’alcune derrate, d’intimar pene a chi ricusasse di vendere, e altri editti di quel genere. Siccome però tutti i provvedimenti di questo mondo, per quanto siano gagliardi, non hanno virtù di diminuire il bisogno del cibo, né di far venire derrate fuor di stagione; e siccome questi in ispecie non avevan certamente quella d’attirarne da dove ce ne potesse essere di soprabbondanti; così il male durava e cresceva. La moltitudine attribuiva un tale effetto alla scarsezza e alla debolezza de’ rimedi, e ne sollecitava ad alte grida de’ più generosi e decisivi. E per sua sventura, trovò l’uomo secondo il suo cuore.”
La “moltitudine”: già Manzoni ne ha seguito le dinamiche, già l’ha intesa come soggetto collettivo nel capitolo IX, quando essa, come s’era agitata per lo scampanio, poi si era acquietata, convinta da un passaparola. Qui, ci accostiamo al versante eminentemente politico dei comportamenti della massa, e l’autore ci propone subito alcuni avvertimenti: la moltitudine vive i problemi e vuole le soluzioni, subito; poco importa siano praticabili. E se la moltitudine trova chi la assecondi in questo senso, iniziano i problemi: compiacere ai sentimenti di massa non è politica, intende lo scrittore.