prima v’era

Tra tutte le contingenze, circostanze, evocazioni che si possono richiamare in questo inizio di primavera astronomica  (quella meteorologica abbia ad essere quel che sia), in questo scorcio di tempo sempre più urgente di politica (e sempre più inflazionato di retoriche ad locum), buona mi par comunque, forse per quegli studi fatti non si sa bene perché (e che andando nel tempo concesso non si sa ancora bene perché, ma si comprende che un perché c’era) la memoria di quella cittadina che sospendeva le sue attività e si mostrava a se stessa, e a chi volesse vedere, puntando dritto verso i propri nodi più oscuri e inesprimibili, ché solo mirando a quelli ogni qualchesivoglia discorso prende il suo pur fragile senso, soprattutto quello di comunità.

L’aere mutato, nuovo sì ma pure antico, impastava menti e corpi, dunque, alle Grandi Dionisie, sotto il cielo attico dei giorni di questo periodo del mese di marzo, ad Atene, ch’era in greco antico un nome plurale, e qualcosa pure questo vuol dire. 

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